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Gianmaria Testa
Da questa parte del mare

ALCUNI ESTRATTI STAMPA

“…Gianmaria merita di essere ormai considerato tra le realtà maggiori della canzone d’autore e per questo Da questa parte del mare è atteso con grande trepidazione. Chi ha già ascoltato qualcosa ne parla con accenti entusiastici. Non resta che aspettare un mese ancora”.
Giorgio Maimone – “Il Sole 24 ore”, 8 settembre 2006

Oggi si può fare ancora un disco politico ma non ideologico? Una risposta positiva la fornisce Da questa parte del mare, concept-album del cantautore cuneese Gianmaria Testa in uscita europea il 13 ottobre. Se da un lato infatti il lavoro è un viaggio nella drammatica attualità dell’immigrazione in Italia, fra reminescenze di De Andrè e ricordi delle tragiche esperienze degli italiani migranti di ieri, dall’altro Testa ha fatto scelte rigorose e soprattutto non vuol sentire parlare di musica politica uguale musica ideologica…”.
Andrea Pedrinelli – “L’avvenire”, 3 ottobre 2006


“… Occhialetti tondi, baffi elettrici alla George Brassens, ha licenziato negli anni una discografia umorale che ora si arricchisce di un altro capitolo bellissimo: Da questa parte del mare, album-elegia sui tempi nostri, sul mondo dell’emigrazione e di chi, clandestino o no, muove passi incerti e decisi su una terra straniera, a volte ostile…”.

Ugo Bacci – “L’Eco di bergamo”, 3 ottobre 2006


“… Gianmaria attacca a cantare quello che forse è il suo primo disco “impegnato”. La cifra stilistica è quella consueta, pennellate minimali e incisive che accennano e smuovono piuttosto che declamare apertamente. E’ un sussurro piuttosto che un grido, che si mescola a parole straniere, a un lamento dell’anima. Gianmaria non è un cantastorie nel senso tradizionale della parola, sono riflessioni poetiche, le sue, non canti epici, ma dietro ci sono tutti gli interrogativi che si alzano a seguire i movimenti dei popoli, la ragione dura del partire per attraversare deserto e mare, la decisione di portare i propri figli a “morire dall’altra parte” nella speranza, invece, di dar loro una possibilità di vivere…”.

Lucia Carenini – www.bielle.org, 3 ottobre 2006

“… Da questa parte del mare è un disco tanto bello quanto complesso, per come viaggia tra la canzone popolare, il jazz, il cantautorato. E’ quello che, in altri tempi, si definirebbe concept-album, perché racconta l’immigrazione, ma vista dal punto di vista occidentale… Tra i punti di riferimento, musicale o nell’attenzione alle minoranze silenziose dei testi, Testa cita De André, a cui rende omaggio in canzoni come la giocosa Porta Palazzo, filastrocca che racconta di un parto per strada nel mercato torinese diventato quasi una kasbah. Ora lo attende un lungo periodo di impegni: concerti, all’estero, Francia e Germania, ma anche in Italia, tra il 25 ottobre e il 22 dicembre. Che sia la volta buona che in Italia anche il grande pubblico si accorga di lui?”.
Gianni Sibilla – www.rockol.it, 4 ottobre 2006


“Amato più Oltralpe che in patria, il cantautore-capostazione di Cuneo ha inciso il suo primo concepì album: Da questa parte del mare nei negozi la prossima settimana, è un disco intenso e severo, emozionante, con cui Gianmaria Testa conferma il proprio talento dieci canzone nuove di zecca più Miniera di Bixio Cherubini (1927), tutte dedicate al tema dell’emigrazione…”.

Enzo Gentile – “Il Mattino”, 4 ottobre 2006


“Ma non era così che mi avevano detto il mare. Una voce metallica e scura ci riporta nel mitico antro di De Andrè. Mentre chitarre affilate e brune affettano parole di sabbia e nebbia. Gianmaria Testa ha scritto in una manciata di anni il suo racconto migrante in Da questa parte del mare. Un capolavoro della nostra canzone in undici storie, ballate, racconti. Fra Paolo Conte e Fabrizio. Equidistante, perché Gianmaria Testa ha la biodiversità geniale delle lenticchie e dei fagioli… Gianmaria Testa è artista totale, da Buscaglione a Ferrè…la frequentazione di Enrico Rava e Stefano Bollani, Marco Paolini ed Erri De Luca. Di quelli che dissodano e inseminano questo magnifico album. Paolo Fresu, Enzo Pietropaoli, Claudio Dadone, Piero Ponzo e Gabriele Mirabassi. Il direttore artistico Greg Cohen e la chitarra di Bill Frisell. Ma queste sono briciole di cronaca di fronte al sentimento della memoria e all’intelligenza del cuore di questo lungo sguardo sulla gente che arriva dal mare…”

Marco Mangiarotti – “Il Giorno”, 7 ottobre 2006


“… Il disco è bellissimo, è un’opera intensa, appassionata e partecipata. Forse troppo intensa, troppo appassionata e troppo partecipata, per dar luogo a un capolavoro… Il risultato è esplosivo. Ma esplosivo è un termine bifronte: contiene una carica positiva ed una negativa. Da questa parte del mare quindi ogni tanto esplode ed ogni tanto implode. E’ evidente che sia uno degli album più importanti prodotti quest’anno. Tema giusto e di attualità, musica di altissimo livello, supportata da grandi e grandissimi strumentisti, testi ai vertici della poesia, senza una sbavatura, senza una critica sensata che si possa porre loro… In alcuni momenti si toccano vertici assoluti, in un prodotto che naviga sotto un altro cielo rispetto alla musica merce.”.

Leon Ravasi – www.bielle.org, 11 ottobre 2006


“… Temi e parole potenti, le sue, su note belle e mai figlie del virtuosismo, accompagnati dalla voce e l’anima di un Paolo Conte e l’ispirazione di un De Andrè meno impetuoso. Ma in lui c’è anche Cohen, Dylan, una tradizione precisa. E’ forse dal cantautore genovese che ha tratto il coraggio di dare alla luce un lavoro importante e difficile: Da questa parte del mare, in uscita oggi. Un concept album sull’immigrazione, undici tracce strettamente legate, sofferte. In un racconto senza retorica…”.

Boris Sollazzo – “Liberazione”, 13 ottobre 2006


“Non cercate un sorriso qua dentro. Non lo troverete. Non cercate redenzione o speranza, perché non ve ne sono. Gianmaria Testa ha prodotto un disco rigoroso e serio, triste e compreso, intenso e violentemente poetico, dove l’ombra di un sorriso è sfiorato solo in un pezzo, ma è un sorriso ironico e disperato, dalla parte degli ultimi. “Dal letame nascono i fior” diceva De André, e qui “hanno posato sul banco dei fiori”, intorno ai garofani e alle gardenie, il frutto di uno “sgravidamento sul suolo pubblico comunale”. E’ l’unico sorriso, contenuto ne Al mercato di Porta Palazzo.
… Ne esce una suite in undici episodi, un concepì album sul viaggio, inteso come fuga alla ricerca di una nuova patria, di un biglietto per la sopravvivenza, se no per una vita meno agra… Mirabilmente orchestrato dalla direzione artistica di Greg Cohen, bassista americano e vecchio sodale di Tom Waits e con la partecipazione di ospiti eccezionali come Bill Frisell alla chitarra e Paolo Fresu alla tromba, Gianmaria Testa dà alle stampe un album che è un vero urlo nel pattume della musica, anche cantautorale, di questi anni… E’ un disco che non si può passare sotto silenzio, ma non è nemmeno un album facile. Bisogna ascoltarlo con attenzione, anche quando la voce diventa solo un sussurro e rischia di perdersi nell’ordito più forte della musica. Soprattutto bisogna ‘sentirlo’ più che ascoltarlo. E avere voglia di sentirlo. Non è certo un disco per tutti i momenti e tutte le stagioni, né da radio o da autoradio. E’ un radiodramma, è teatro da camera, è musica dell’anima che tra strazi e sofferenze, si arrampica fino a vedere il riflesso del
cielo, sulla superficie del mare in cui magari affogare…”.
Giorgio Maimone – “Il Sole 24 ore”


“Da questa parte del mare è ciò che un tempo si definiva un “concept album”: una sorta di lungo racconto, una ballata in ritmi e forme diversi, che esplora il fenomeno, antico e moderno, della migrazione. Il viaggio della disperazione e della speranza, lo sradicamento, il dramma dell’essere altrove. Non c’è retorica, non c’è ricerca dell’effetto facile: Testa è un narratore; partecipe, ma per nulla incline, alla ruffianeria. E’ questo è uno dei pregi del disco. Altro pregio una scrittura musicale eccellente, forse fin troppo: nel senso che tanto rigore non aiuta le fortune commerciali. Ma non credo che questa sia la preoccupazione principale dell’autore.
Infine è giusta l’idea di dividere in qualche modo il disco in due parti; la prima dedicata ai migranti di oggi, ai loro viaggi terribili attraverso un mare cattivo e nemico; mentre la seconda ci ricorda che migranti siamo stati anche noi italiani: Ritals è una canzone che va ascoltata e meditata; e poi c’è il recupero di Miniera, classico strappalacrime degli anni Venti che Testa ben reinterpreta spogliandolo della demagogia populista dell’originale…”

Gabriele Ferraris – Tuttolibri (La Stampa), 14 ottobre 2006


“Sesto disco per Gianmaria Testa, cantautore di cuneo apprezzato in mezzo mondo. Da questa parte del mare è un concepì album, interamente dedicato al tema delle migrazioni moderne. Concetti come i movimenti di popoli che attraversano latitudini vengono rappresentati da sonorità acustiche. Motivazioni della partenza, sofferenze, sradicamento e smarrimento. Questo filo rosso rende l’ascolto simile alla lettura di un romanzo.
La vena introspettiva e intimista di Testa emerge chiara in Seminatori di grano, ma ancor di più in Forse qualcuno domani, in Rrock con una mirabile coda strumentale di clarinetto, in Al mercato di Porta Palazzo e Tela di ragno, nelle quali la forma canzone è classica, ma sapiente. Direzione artistica di Greg Cohen. La chitarra di Bill Frisell in quattro brani aggiunge prestigio e qualità alle composizioni, così come l’impeccabile tromba di Paolo Fresu”.

Mario Luzzatto Fegiz – “Corriere della Sera”, 15 ottobre 2006


“In un periodo come questo, in cui il disco sta perdendo la propria identità, spezzettata in mille singoli spesso digitali, ci vuole coraggio a fare un concepì album, ovvero una raccolta di tracce che narrano una storia unitaria, ruotando intorno ad un unico concetto. Questo è quello che ha fatto Gianmaria Testa che, con il nuovo album Da questa parte del mare, ha deciso di raccontare una realtà a noi molto vicina e spesso drammatica, quella delle moderne migrazioni…”.

“Il Tirreno”, 15 ottobre 2006


… Di brano in brano Testa costruisce una storia che fa parte del nostro patrimonio passato e presente. E lo fa con una straordinaria qualità musicale. Complici anche i musicisti ai quali il cantautore di Cuneo si accompagna: il chitarrista americano Bill Frisell, splendido facitore di atmosfere tremolanti, presente in ben quattro tracce… E poi Greg Cohen… E ancora: paolo Fresu alla tromba, Enzo Pietropaoli al contrabbasso, Gabriele Mirabassi al clarinetto, la fisarmonica di Luciano Biondini, il sax di Piero Ponzo, la chitarra di Claudio Dadone: la qualità degli strumentisti di Testa è davvero alta…. Da questa parte del mare è un disco malinconico e lucidissimo, raccontato da “una piccola città dove non passano i tram”, come canta Testa nel frammento finale… A voler sottolineare che anche il punto di vista della narrazione, il luogo da cui si osserva il mondo –le migrazioni, le sofferenze, le abiure- anche quello è un luogo marginale…”.

Gianluca Veltri – “Quotidiano della Calabria”, 16 ottobre 2006


“Timbrica vocale in parte riconducibile a Paolo Conte, la chitarra ispirata di Bill Frisell, testi ispirati come sempre più raramente se ne incontrano e una musica semplice, ma curata, pudico accompagnamento della parola cantata: atmosfera del bel cantautorato che fu. Gianmaria Testa è adorato in Francia. A New York riempie i teatri. Da noi è ancora il “cantautore ferroviere”, quello che chissà come ha riempito l’Olympia di Parigi…”

Andrea Scanzi – “La Stampa”, 18 ottobre 2006


“… Il disco è armonizzato e sontuosamente prodotto da Greg Cohen, realizzato alla Fonoprint di Bologna e arricchito da ospiti di lusso come il chitarrista fusion Bill Frisell e il trombettista Paolo Fresu… L’album è pregevole nella poetica dei testi, tutti presenti nel bel libricino interno e potente nella semplicità degli arrangiamenti. Potente in brani come Rrock dal lungo finale in cui la chitarra di Frisell svetta; l’ombra dell’amatissimo De André, ma anche di Leonard Cohen nei brani più intimistici, cala su Il mercato di Porta Palazzo…”.

Bruno Marzi – “Il Gazzettino”, 18 ottobre 2006


“…Affiancato dal fido Gabriele Mirabassi al clarinetto, Gianmaria Testa produce il suo disco più convincente, valorizzato dalla collaborazione con alcuni musicisti di prestigio: Paolo Fresu alla tromba, Luciano Biondini alla fisarmonica e, in tre brani, la splendida chitarra di Bill Frisell. L’impeto da sagra popolare di Al mercato di Porta Palazzo è un omaggio nascosto alla Bocca di Rosa di De André, mentre Ritals, che ricorda l’emigrazione italiana verso la Francia, è dedicata alla memoria dello scomparso Jean-Claude Izzo”.

Fausto Meirana – “Corriere Mercantile”, 19 ottobre 2006


“…Testa racconta storie di moderne migrazioni nel suo nuovo disco, il più bello dei cinque da lui finora realizzati, diretto da Greg Cohen e supportato da musicisti come Gabriele Mirabassi, Paolo Fresu, Enzo Pietropaoli, Philippe Garcia e Luciano Biondini… Voce scura e tagliente, crea un’ambientazione diversa per ogni brano virando sul blues, catturando i suoni da festa paesana per raccontare il mercimonio di Al mercato di Porta Palazzo. E ricorda a chi mal sopporta l’ondata clandestina, l’esilio del migrante italiano, ripescando un brano del 1927 di Cherubini e Bixio (!) Miniera”.

S.Cr. – “Alias”, 21 ottobre 2006


… A tre anni di distanza da altre Latitudini, ecco dunque un disco bello e complesso che racconta l’immigrazione da un punto di vista occidentale, a metà tra canzone popolare, cantautorato e un tocco di jazz, e vi porta dietri i suoi “ma” e “perché”, sulle ragioni che spingono e motivano alla sofferta partenza, l’attraversamento di deserti e mari… E canzoni bellissime come Ritals, Il passo e l’incanto, Al mercato di Porta Palazzo, che un po’ ricordano il primo De andrè di Bocca di Rosa…”.

Lucia Marchiò – “Repubblica” (Genova), 26 ottobre 2006


Una drammatica fuga dalla disperazione. Un sogno fermo come il cuore di un immigrato in una spiaggia pugliese. E’ nato così il concept-album Da questa parte del mare che Gianmaria Testa dedica alle migrazioni moderne e che porterà in tour in Italia a partire dal prossimo 25 ottobre… L’album è di una intensità fortissima…”.

Fabrizio Basso. – “Il Secolo XIX”, 26 ottobre 2006


Sta diventando profeta anche in patria, Gianmaria Testa. Il cantautore/ferroviere piemontese, affermatissimo in Francia, a poco a poco sta conquistando la ‘sua’ Italia con il nuovo disco Da questa parte del mare…”.

Alberto Bruzzone. – “Corriere Mercantile”, 26 ottobre 2006


Canta gli emigranti di ieri e di oggi, Gianmaria Testa. Quelli che partivano dal Molo Beverello per far fortuna in America, ma anche i disperati che giorno per giorno provano ad attraversare il mediterraneo a bordo di barconi pieni zeppi. Stasera e domani alla Galleria Toledo il cantautore piemontese presenterà in quartetto l’ultimo splendido disco, Da questa parte del mare, un concepì-album così come si usava fare una volta… Un disco con cura meticolosa dei testi e riferimenti espliciti al maestro De Andrè…”.

“Leggo” (Napoli), 27 ottobre 2006


“… Gianmaria Testa dedica un intero album, forse il suo più bello ed intenso, alle storie di chi “deve” emigrare: Da questa parte del mare. Un occhio è ricolto a noi, il noi che ci piace ricordare, gli italiani che “in America devono andare”, l’altro a chi preme, oggi, dai mille bordi del Mediterraneo…. Nel disco c’è la supervisione di Greg Cohen, il bassista che ha spesso costruito il suono di Tom Waits, la chitarra stellare di Bill Frisell, ed altre (consuete) eccellenze: il clarinetto di Gabriele Mirabassi, la fisarmonica di Luciano Biondini, la tromba di Paolo Fresu. Ma soprattutto ci sono le parole, vestite di una musica che strappa le emozioni, ma problematiche, durissime…”

Guido Festinese – “Il Manifesto” – 28 ottobre 2006


“Peccato che dalla scaletta manchi Ritals, l’omaggio a Jean-Claude Izzo, quasi una versione in musica del Nuovomondo di Crialese… Gianmaria Testa, dal palco della Galleria Toledo snocciola quasi per intero il suo ultimo album Da questa parte del mare, al primo posto della classifica dei dischi indipendenti più venduti della settimana, danso voce alla coscienza sporca del Paese… Testa non denuncia, non punta il dito, usa la forma canzone chiedendo ai suoi musicisti suoni amabili e melanconici, teneramente spruzzati di jazz. Non insegue i suoni dei popoli migranti, ma le loro storie, i loro bisogni, il nostro rifiuto d’accoglienza sottolineato dall’antica Miniera di Bixio-Cherubini, vicenda di italica emigrazione… Il recital, delizioso e retrò, cita Erri De Luca, usa l’ironia timida dei piemontesi, recupera dal canzoniere passato di Gianmaria Jocking Lady, Un aeroplano a vela, Gli amanti di Roma e Il Valzer di un giorno, ricordando quanto sia preziosa e benvenuta la scelta della ristampa della discografia voluta da Egea/Le Chant du Monde”.

f.v. - “Il Mattino”, 31 ottobre 2006


“… Se non fosse che Gianmaria Testa ha licenziato sino ad oggi dischi molto belli, saremmo tentati di segnalare questo come il migliore: il più intenso e poetico, anche musicalmente parlando. Non ce la sentiamo, perché album come Montgolfières, Extra-Muros e Lampo, hanno lasciato una traccia profonda nel campo della canzone d’autore, non solo in Italia, anche in Francia, dove Testa è una piccola celebrità… Testa è l’ultimo dei cantautori. Non c’è un solo segnale di cedimento nella sua ispirazione. Il pop resta fuori gioco, e la musica si alimenta di suggestioni e sapori vagamente jazzy…”.

Ugo Bacci – “Rockerilla”, ottobre 2006


“…La musica è scabra, essenziale; la voce di Testa profonda e, qua e là, raucamente lirica; la produzione di Greg Cohen ha dato agli strumenti la forza di un soffio, sottile e ostinato. Lo sforzo di Luciano Biondini, Enzo Pietropaoli, Paolo Fresu e tutti gli altri a cui si aggiunge ogni tanto Bill Frisell, da al CD un tono, davvero, internazionale: un fattore non insolito per chi ha cominciato ad avere successo all’estero (in Francia, per l’esattezza) ma che qui diventa sinonimo di vedute ampie e di un peso lirico compiuto. L’unico pezzo non originale, Miniera di Bixio-Cherubini, ricorda il nostro passato di povertà da emigranti, che abbiamo rimosso troppo in fretta. Del resto, tutto l’album è proteso verso suggestioni che vanno altrove, mescolano luoghi e ricordi; un procedimento che l’autore svolge con una capacità poetica di pochi. Da questa parte del mare strugge e fa anche un po’ arrabbiare: sentimenti che vorremmo provare più spesso ascoltando un disco d’autore”.

John Vignola – Audioreview, ottobre 2006


“Un piccolo-grande capolavoro, un concepì album che tratta con vena poetica e senza retorica uno dei temi sociali più scottanti: gli emigrati clandestini e i loro viaggi verso una nuova vita o –come spesso accade- la morte. Soprattutto un disco coraggioso che non scade mai nell’invettiva politica, ma sussurra tante storie sorrette da tappeti sonori avvolgenti e raffinati. Una delle migliori uscite del 2006”.

“Il Tirreno”, 5 novembre 2006


Curiosa la parabola artistica di questo cantautore: nato a Cuneo, Gianmaria Testa è esploso in Francia nel 1996, ottenendo grandissimo ed imprevisto successo in due templi mondiali della canzone, il New Morning e l’Olympia di Parigi, e incidendo Oltralpe i primi tre dischi. Solo successivamente è potuto divenire “profeta in patria”, almeno per una ristretta cerchia di cultori. Il suo non è un successo da grandi cifre, ma di grande classe. Le sue canzoni non passano per radio, non diventano tormentoni estivi e per questo, forse, la grande popolarità arriverà solo per qualche fortuito caso. Intanto Da questa parte del mare è il nuovo album di questo cantautore old-style che sembra davvero piombato qui dagli anni ’70 (la qual cosa non vuole essere una critica, anzi!). Un concepì-album interamente dedicato ad un unico argomento: le migrazioni moderne. Interprete dalla voce profonda e intensa, Gianmaria Testa sa infondere poesia nelle piccole storie quotidiane e nebbiose della provincia, lasciandola galleggiare su musiche che si spostano con naturalezza nei generi più vari, dal valzer alla bossanova””.

L.M.. – “City” (Bologna), 10 novembre 2006


“Il disco 2006 per la canzone d’autore è Da questa parte del mare del cuneese Gianmaria Testa. Un album dedicato alle migrazioni, ai “seminatori di grano” che approdano tra la discarica e la ferrovia, agli imbarcati “che non era così che mi avevano detto il mare”, a una bimba nata al Mercato di porta Palazzo. Capolavoro”.

“Io donna” – 11 novembre 2006


“Definire Gianmaria Testa è difficile… non si può riassumere in una sola parole. Bisogna ascoltarlo per capire che quello che dice appartiene al mare e, come l’acqua, non si può fermare nelle parole, come non si può spiegare quest’ultimo disco Da questa parte del mare) che riesce ad emozionare… Un concepì album in tempi in cui diventa anacronistico concettualizzare la musica, dare un senso ad insieme di canzoni che non sia solo rispondente al mercato; Testa si libera dall’ossesione delle classifiche e rinnova il solco tracciato negli anni delle ricolte e delle ideologia e crea un disco del quale non ci si riesce ad allontanare con facilità…”.

Marco Ranaldi – “La Rimascita” 17 novembre 2006


“Syorie dolenti d’immigrazione raccontate con la poesia sobria e il colto minimalismo folk di un De Andrè post-moderno. Il ferroviere cuneese, popstar in Francia e artista di nicchia in patria, si conferma più interessato alla qualità che alla popolarità. Razza rara, la sua: da preservare e valorizzare”
.
f.co. “Famiglia Cristiana” – 23 novembre 2006


“Da questa parte del mare di Gianmaria Testa è un concept album dedicato al tema dell’emigrazione e realizzato con estremo pudore e senso poetico, in alcuni casi quasi toccante. Undici confezionate in modo elegante che si legano tra loro non tanto per realizzare una storia, quanto per sviscerare alcuni punti fondamentali che questo fenomeno presuppone….”

Roberto Caselli – “Jam”, novembre 2006


“… Sono parole prive di retorica e musiche trattenute, sulla scia delle ballate popolari, ben servite dall’apporto di Paolo Fresu, Enzo Pietropaoli, Luciano Biondini; l’ascolto scabro, essenziale, si carica di toni dolenti e di una poesia che nega l’eccesso e, così, colpisce davvero a fondo. Il disco più maturo e toccante di Testa, capace di riaprire ferite e di porre molti dubbi sulla nostra vita quotidiana, affidandosi a versi e note che sono patrimonio della migliore canzone d’autore, non solo italiana.”

John Vignola – Mucchio Selvaggio”, novembre 2006


“… sembra di notare il raggiungimento di una maturità artistica a tutto tondo del cantautore che sforna un disco bellissimo, nelle musiche e nelle liriche che, grazie al tessuto secondo cui è stato realizzato l’album, sembrano un avvincente romanzo più che un susseguirsi di canzoni …. Testa esplora,mischia, cede e trattiene emozioni da sapiente chansonnier: non c’è un brano non consigliabile, ma Tela di ragno si erge sopra le altre soprattutto per il testo, davvero lirico. Imperdibile”

Paolo Corciulo – “Suono”, novembre 2006


“Greg Cohen (Tom Waits, De Gregari) a produrre, Bill Frisell, Paolo Fresu, Enzo Pietropaoli a suonae. Da questa parte del mare ci siamo noi, e Gianmaria Testa racconta con la delicatezza di chi ha il senso di colpa per un’appartenenza che gli altri non hanno. Racconta storie di emigranti, sussurrate come le fiabe dei nonni, come se quel dolore avesse bisogno del rispetto del silenzio. E la musica è tonda, circolare, avvolgente… Eticamente commovente”

Maurizio Iorio – “Rockstar”, novembre 2006


“Bel disco per Gianmaria Testa che si conferma uno dei più importanti autori italiani. Va dato atto al musicista piemontese che con questo album concepì… ha raggiunto il vertice della sua carriera compositiva. Ottimi gli arrangiamenti curati da Greg Cohen…, perfette le performance in studio dei musicisti locali, arricchiti in quattro brani della presenza del trombettista Paolo Fresu e di Bill Frisell, uno dei chitarristi più quotati di quest’ultimo decennio, ma come sapranno i lettori buscaderiani non è sufficiente questo per superare le quattro stelle di merito. Per superarle ci vuole altro e Testa affronta l’ostacolo componendo una serie di canzoni ispirate all’immigrazione… Un album toccante di cuore e di testa: certamente tra i migliori dischi italiani di quest’anno”.

Guido Giazzi. – “Buscadero”, novembre 2006


Il nuovo album di Gianmaria Testa si intitola Da questa parte del mare, ed è forse il suo più originale e intenso a tutt’oggi. E’ un disco a tema, di quelli guidati da un’idea forte, poetica, prima che musicale. A differenza di altri suoi lavori, qui Testa guarda oltre Atlantico più di quanto si aspetti. Anzi, ci si mette in piedi e da lì guarda oltre il mare. Insieme a lui, tra gli altri, la chitarra di Bill Frisell e la collaborazione importante di Greg Cohen… Un disco nuovo anche musicalmente, quind,i meno acustico…”.

Claudio Chianura – “InSound”, novembre 2006


Strumenti acustici, profumi jazz e atmosfere rarefatte. Lo chansonnier che ha fatto innamorare la Francia ritorna con uno splendido disco che racconta il dramma delle migrazioni moderne con canzoni che oscillano con dolcezza tra speranze e disilluse riflessioni”.

Carmelo Genovese, “Elle Decor”, novembre 2006


“… la musica di Gianmria Testa sembra arrivare da lontano ed è pensata per andare lontano. La storia ricorderà che il capostazione della città Piemontese, oggi in aspettativa, riceverà proprio in Francia i primi applausi convinti, è lì che inciderà il suo primo disco, ed è lì che si accorgeranno di lui molto prima che da noi, distratti e obbligati come siamo a convivere con molte evidenze musicali senza storia e senza destino… Un disco importante che raccoglie ospiti importanti: la direzione artistica è di Gre Cohen che ha chiamato a suonare musicisti del calibro di Bill Frisell, paolo Fresu e il chitarrista Claudio dadone…”.

Danilo Moretti. – “Top Fly”, novembre 2006


“Undici tracce che hanno un’immagine salda come sfondo: il viaggio, l’emigrazione, la disperazione, la contaminazione. Testa riesce a creare, a parole e in musica, forti suggestioni mantenendo, in punta di piedi, una delicata malinconia fatta di colori caldi, pastosi, aridi..”.

Rocco Rossitto – Casablanca”, novembre 2006


Canta sussurrando, ma suona cazzuto, miscelando forza e anima, ponendosi a capo di un bel gruppo di lavoro… C’è chitarra, voce, tromba e contrabbasso, C’è blues, ci sono lente ballate, fisarmoniche dal sapore andino. C’è una storia bella. Di gente che parte e che arriva a fatica. E c’è un disco bellissimo, leggero, profondo, poetico, che non sgomita. Seminatori di grano apre in modo dirompente, La nostra città chiude in modo ermetico, essenziale. In mezzo, un lungo viaggio”.

Laura Rizzo – “Muz”, novembre/dicembre 2006


“…Da questa parte del mare è uno di quei dischi che va ascoltato più volte e attentamente perché all’inizio mostra alcune ‘rigidità’. Va come ‘scongelato’ e ascoltato a volume crescente, meglio se in cuffia, per cogliere ogni sfumatura musicale, di cui è ricco. Gianmaria Testa ha avuto dunque il coraggio di fare un concepì album e di dichiararlo come tale. Parla di migrazione e parte da un’esperienza vissuta da lui personalmente, a inizio anni ’90, con l’arrivo di clandestini su una spiaggia. Per uno di loro non c’è stato più niente da fare. Un cantautore intimista come Gianmaria però non saprebbe scrivere proclami o pamphlet politici, nemmeno se lo volesse. Così interiorizza l’accaduto, lo fa sedimentare e, a distanza di 14 anni, produce questo viaggio dalla parte degli ultimi…

Simone Mercurio – “Il Giornale” (Roma), 14 dicembre 2006


“Un disco speciale sin dal titolo, Da questa parte del mare, forse il più completo fin qui realizzato da Gianmaria Testa, licenziato per la Fandango. Sia per le tematiche affrontate, il disagio dei migranti, l’incapacità da parte dell’occidente di accettare “l’altro”, il dramma della solitudine e il distacco dalla terra, sia per la parte musicale realizzata a quattro mani con il contrabbassista americano Greg Cohen, il clarinettista Gabriele Mirabassi, Claudio dadone alla Chitarra e l’estroso batterista Philippe Garcia. E’ occasione speciale quella di vederli questa sera insieme –in esclusiva per l’Auditorium… ”.

“Il Manifesto”, 14 dicembre 2006


Testa Gianmaria (cantautore)
L'ultimo CD, Da questa parte del mare,  è incentrato su storie di emigrazione e non vincerà mai il premio Borghezio. Per me è il suo migliore lavoro, molto denso. Segnalo in particolare Ritals, dedicata a Jean-Claude Izzo. La chicca è Miniera (quella del minatore dal volto bruno che per salvare lui non c'è nessuno). 8

Gianni MURA - “La Repubblica”, 31 dicembre 2006 - I CENTO NOMI DELL'ANNO – Centravanti, tenniste, poeti, cantautori: ecco chi merita di essere ricordato. Nel bene e nel male


“… è una delle produzioni italiane più interessanti di quest’anno. Un concepì album che ha per tema le migrazioni moderne, quelle che ogni giorno toccano le nostre coste. Più famoso in Francia che da noi, Testa affronta questo tema senza demagogia, cercando di descrivere le ragioni, dure e sofferte, che portano alla partenza, le conseguenti difficoltà per attraversare deserti e mari, e il senso di sradicamento e di smarrimento che la migrazione porta con sé…”

Riccardo Santangelo – “Amadeus”, dicembre 2006


“… Gianmaria Testa firma uno dei migliori dischi d’autori dell’annata. Da questa parte del mare è un album a tema sulle migrazioni dei popoli… testi bellissimi, voce scarna che emoziona, musiche che Bill Frisell, Greg Cohen, Paolo Fresu e gli altri musicisti fanno volare. Capolavoro di testa e di cuore”.

R.C. – “Tribe”, dicembre 2006


“… Un album sentito, sofferto e “di peso” per i temi trattati e gli arrangiamenti un po’ cupi, ma di una bellezza indiscutibile”.

Furio Sollazzi – “Strumenti Musicali”, dicembre 2006


“Concept dedicato alle migrazioni moderne: Testa ha impiegato diversi anni per realizzarlo e ha fatto bene: all’estero (soprattutto in Francia) si sono accorti di lui da un pezzo. Arrangiamenti e musicisti ad hoc, Bill Frisell completa l’opera”

Marco Fecchio - “D, La Repubblica delle donne”, 13 gennaio 2006

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Gianmaria Testa
Altre Latitudini

ALCUNI ESTRATTI STAMPA 2003-2005


… Gianmaria Testa ha dimostrato nel corso di questo decennio abbondante di portare avanti un discorso che chi ha avuto la bontà di seguirlo sa benissimo essere suo e soltanto suo. Sorprende, semmai, che proprio l’Italia non si sia ancora accorta di lui su scala adeguata al suo valore, al suo peso specifico. Sorprende che qualcuno si sorprenda –il gioco di parole è d’obbligo- dei consensi raccolti all’estero (non solo Francia, ma anche Belgio, Austria, Svizzera, Germania, Canada, e a fine anno sarà la volta degli States). Gianmaria Testa è infatti, con Vinicio Capossela, la personalità più rilevante emersa nel corso degli anni ‘90
[Alberto Bazzurro – “L’isola che non c’era” – Luglio/Settembre 2005]

Nell’ottobre del 2003 esce Altre Latitudini, impreziosito da musicisti di rango. L’album alterna l’asciuttezza di pezzi solitari all’effervescenza di parti strumentali tenute insieme dal mastice del jazz. E’ un lavoro che punta in maniera convinta all’essenzialità, temperando il tripudio dei suoni nella misura. La poesia si liquefa nella canzone, mostrando il biancore di un disagio di vita che non può stare al passo con la corrente. Canzoni gentili, arpeggiate, versi agili, allusivi, minimali… Le altre latitudini sono quelle dei sentimenti, dell’altalenante propensione all’amore dell’uomo. E’ un disco che precisa le sconfinate possibilità di Testa, sempre capace di sorprenderti con baleni improvvisi, con quella capacità di decifrare l’impensato, con rimandi che sembrano note a margine di quei vecchi quaderni neri, con le pagine intinte di rosso. Non ci domanderemo se il suo poetare prevalga sull’essere musicante. Le sue musiche non possono prescindere dal librarsi delle parole, ne sono parte integrante e vedono la luce insieme ad esse…
[Francesco Caltagirone – “L’isola che non c’era” – Luglio/Settembre 2005]

Fue jefe de estación y hoy responsable de línea, además de cantautor. Nació en el Piamonte italiano, aunque publicó su primer disco y dio su primer recital en Francia hace casi diez años. Le acompañan músicos de jazz como la pianista Rita Marcotulli, el clarunetista Gabriele Mirabassi o el trompetista Enrico Rava. Una voz cálida para catorce historias amorosas en un disco intimista desbordante de belleza y ternura.
[C. Galilea, El País, 11 septiembre 2004]

Abrité sous une pochette carmin, le disque Altre Latitudini (Autres latitudes) est une sorte de portrait de l’amour, observé sous divers angles. Pour offrir un juste panorama, le chanteur s’est proposé de jouer la carte de la diversité. Diversité temporelle, avec des pièces fraîchement écrites et d’autres, telle Una lucciola d’agosto pondue lorsqu’il avait 14 ans, ainsi que diversité stylistique puisque Testa pose ses vers sur des airs folk, jazz, blues et même rock.
[N.Houle, Le Soleil, 7 juillet 2004]

Scrive splendide canzoni, ha un modo di offrirle assai piacevole, ama mescolare la sua musica con il jazz e altri ingredienti, è un cult artist adorato da mezza Europa e ha il dono straordinario di un’ironia sottile, dell’arte di prendersi in giro da soli… Gianmaria Testa vi proporrà i brani del suo ultimo album Altre latitudini, uno di quei dischi di classe che saltano fuori molto di rado: quattordici canzoni che colpiscono subito, che vi godrete in versione live ma che poi sarà bene riascoltare più volte per entrare meglio nell’atmosfera ormai rara di una musica elegante. Preparatevi a navigare con lui nelle latitudini del cuore, dei sentimenti, delle sensazioni che si provano davanti, intorno, prima e dopo l’amore. È un viaggio che vi resterà impresso
[F. Zampa, Il Messaggero, 19 maggio 2004]

Gianmaria Testa, cantautor italiàno de 45 anys, natural del Piemont i autor de cinc discos, actuava per primer cop a Barcelona superant les muntanyes i el desconeixement general de la seva existència. Malgrat ser un desconegut per a la gran majora, L’Espai va a mostrar una interessant enrada, amb prolifaració de rotres coneguts com Jabier Muguruza, Marina Rossel i Paco Ibáñez.
Testa és l’hereu natural de la cançó d’autor italiana. Les cançons de Gianmaria Testa són delicades. Cançons interpretades amb veu molt italiana, profunda i lleugerament trencada, que de vegades sembla recitar més que cantar.
[J.M.Hernàndez Ripoll, AVUI, 25 marzo 2004]

Se descorre el telón y èl està allì, sentado en un taburete de bar, guitarra acústica en bandolera, como si hubiera estado esperàndote todo el rato. Vestido de oscuro, con americana. Bigote morsa, cabellera escarola cenicienta que deja al descubierto una frente clàsica de progre. Gianmaria Testa, cantautor de afición convertida en oficio, ferroviario de oficio convertido en afición. Testa pertenece a esa curiosa estirpe de cantautores del norte de Italia que ejercen una profesión paralela que nada tiene que ver con la escena. Mientras, compone canciones de vidas que en los trenes se cruzan y se alejan (« …vers mon oubli » precisaba Brassens). « Las mujeres en las estaciones/ las mujeres siempre hay alguien esperàndolas », canta Testa.
Testa canta a los aviones, a los globos aerostàticos, al coche, a los amantes que se besan en los puentes de Roma y a la ciudad largha. « Es tan largha la ciudad/ que en esta niebla que baja/ te parece como si las casas se desvanecieran/ solo nosotros estamos aùn aquì/ sentadosun rato/ esperando ». Testa es un tipo sincero que va contàndote sus cosas sin prisas. Habla con propriedad, pesando las palabras, sin forzarlas nunca, màs bien acariciàndolas.
Crónicas sencillas, metidas dentro de valses, tangos, bles, habaneras y baladas. La melancolìa solitaria del calrinete o el saxo (excelente Piero Ponzo) concede al discurso una densidad pocas veces escuchada.
[A. Fancelli, El Paìs, 23 marzo 2004]

He’s been called the Italian Leonard Cohen, and given the quiet intensity, hushed gruffness of voice and romance of image, the comparison is apt…Altre Latitudini (Others Latitudes) is a departure from the singer’s last guitar/voice-only recording; while still primarily acoustic, it features a range of styles and instrumentation. As for the location of these latitudes, they’re not so much geographical or musical as they are points of reference for poet’s soul.
[L.Robbins, Globe & mail, 18 March 2004]

Un cantautore, la sua musica, i suoi testi, le sue poesie, le sue note. Gianmaria Testa prosegue nel suo percorso artistico, fra i più originali e autorevoli della musica d’autore italiana degli ultimi anni…Testa ama la musica e ama le parole. Le due cose scorrono insieme con un delicato senso del ritmo, una costante attenzione che non ammette scivolature e banalità, una discreta attestazione autorale che non cerca congetture strambe e iperboliche rivelazioni. Ma Testa ama, come tutti i veri autori, sperimentare e innestare nuovi semi sui rami più collaudati. Così nascono e si evolvono i suoi lavori discografici, così crescono le sue collaborazioni (vedi ad esempio quelle con Paolini), così le sue performances svariano dalla drammaturgia al reading, dal jazz al recital, dalla canzone cantata e arrangiata alla canzone recitata e interpretata
[G.Rizza, Il Manifesto, 24 febbraio 2004]

His low voice dripping with romance, longing, and maybe just a little joy, Gianmaria Testa enchants on this CD. The minimal arrangements – guitar with some accordion here, some whimsical horns there – leave his whisper – singing to work its magic on your heart. English translations are provided, but unnecessary to convey the weight of emotion and experience Testa brings to his music. Not just for Italians or world music lovers, this is a smoky Italian nightclub for your ears.
[S. A. Stevens, Kaos spin the Globe, 17 February 2004]

Gianmaria Testa ha uno stile soffuso, profondo, una tessitura musicale di assoluto valore. Un percorso che si è fatto man mano personalissimo. Insomma Testa ha una voce propria, e – a buon diritto – inconfondibile. I francesi, che la sanno lunga su come saggiare la bontà della filigrana della musica, gli hanno tributato applausi a scena aperta all’Olympia e gli hanno prodotto i primi dischi…
Sa unire alla grande ricerca stilistica testi che non smettono di far pensare o provare sensazioni: piccole poesie in cui – sulle note ‘colte’ che evocano sentori di tango, jazz, bossanova, habanera, valzer – le solitudini si allungano tra le nebbie nordiche, la gamma dei sentimenti si allarga. Semplicità e stile, popolarità e cultura.
[La Nazione, 10 febbraio 2004]

Subtle songs of love from Italy. Other latitudes could be a perfect title for a world music compilation, but this new album from Italian singer – guitarist Gianmaria Testa is no such patchwork. It’s a mature and consistent recording, based on thought-provoking lyrics, evocative love songs and melodies that sounds like they’ve been distilled from the Piedmontese rain.
He displays a passion for ballads and a delicate ability to borrow the right flavours from jazz (‘Dentro al cinema’), the Carribean (‘Sei la Conchiglia’) and Oriental sounds (‘Tuareg’)
[World music song lines, February 2004]

Poesia e jazz, piccole storie che parlano d’amore intrecciate in un tessuto sonoro di vellutata malinconia. Su queste latitudini viaggia il cantautore cuneese Gianmaria Testa giunto al suo quinto episodio discografico e grazie al quale, si spera, possa finalmente raccogliere qui in Italia quei consensi che in Francia hanno già decretato da tempo la sua arte…Altre latitudini si snoda lieve e fragrante, arricchito da arrangiamenti essenziali grazie all’apporto musicale di grandi ospiti…Un bel disco che fa poesia con le note, ma anche musica con le parole.
[G. Longo, Chitarre, gennaio 2004]

Con Altre latitudini Gianmaria Testa giunge alla completa maturità, trovando definitivamente dimora nell’Olimpo del cantautorato DOC, non solo nazionale: un album che contribuisce a confermarlo tra i migliori songwriter europei.
I quindici brani, alcuni stellari, qui racchiusi non prestano il fianco a debolezze compositive, per un lavoro destinato a essere ricordato per l’uniforme qualità degli episodi, per la convincente progettualità e, non da ultimo, per l’apporto fondamentale donato dai collaboratori.
[E. Pavoni, Audio Review, gennaio 2004]

Una forte personalità artistica e un raffinato talento poetico sono le caratteristiche di Gianmaria Testa…Grandi musicisti sul palco, dal sassofonista Piero Ponzo (anche arrangiatore), a Enzo Pietropaoli al contrabbasso, al francese Philippe Garcia alla batteria e con la straordinaria partecipazione di Mario Brunello al violoncello, contribuiranno a diffondere le note dell’ultimo album dell’artista piemontese, “Altre latitudini”…
Testa è un vero artista della parola, capace di creare testi di efficace espressività. Musicalmente l’album attinge a diverse fonti, dal jazz, alla musica araba, persino al rhythm’n blues, con prevalenza di atmosfere acustiche grazie anche alla collaborazione di grandi musicisti.
[E. Marsigli, Il Messaggero, 23 gennaio 2004]

Musica senza etichetta all’ennesima potenza. O se preferite «Altre latitudini», come titola l’ultimo disco di Gianmaria Testa…Sul disco tutto funziona, tutto scorre fra sussulti dell’anima (Erri De Luca scrive nelle note di copertina «le tue canzoni servono a un ragazzo per improvvisarsi uomo, servono a un uomo per tornare ragazzo») e distese melodiche dal respiro largo e cullante.
[H.Failoni, La Repubblica, 23 gennaio 2004]

Assente da Roma da un bel pezzo Gianmaria meritava un concerto in un luogo come l’Auditorium, perché gli appassionati romani non hanno ancora potuto ascoltare dal vivo i brani del suo ultimo e richiestissimo album Altre latitudini. Uno di quei dischi di classe che saltano fuori molto di rado.
[F. Zampa, Il Messaggero, 22 gennaio 2004]

Emerso nei primi anni ’90 alla rassegna della canzone d’autore di Recanati, («Manacore» e «Un aereoplano a vela») Testa è stato protagonista di una vera impresa in un panorama discografico così poco attento ai nuovi autori, imporsi come autore colto e raffinato semplicemente attraverso concerti e canzoni…
Ma l’album, inizialmente distribuito solo in edicola, e pur costituito da materiale così poco commerciabile, si è rivelato un grande successo e «Il viaggio», «Sono belle le cose», «Dentro la tasca di un qualunque mattino», «Le donne nelle stazioni», e la splendida «Piccoli fiumi» (scritta e lanciata inizialmente da Nada) si sono fatte conoscere come delicate perle di melodia e parole.
[F.Liberi La Repubblica 21 gennaio 2004]

Gianmaria Testa, possiede l’aura degli artisti che giungono al successo grazie a percorsi inconsueti, lontani dai compromessi dell’industria musicale…I casi della vita hanno voluto che i suoi primi tre dischi siano stati prodotti in Francia, e in cinque anni si è imposto come artista di talento in tutta Europa: la stampa è stata unanime nell’individuare in lui uno dei più importanti autori italiani attuali…«Altre latitudini» è un disco semplice e forte allo stesso tempo
[C.F. Conti, La Stampa, 21 gennaio 2004]

Testa’s work is resolutely intimate, as insidious as a twilight fog and as beguiling as the touch of silk. Testa’s fifth album, Altre latitudini (Other latitudes), serves up a program of the haunting, highly personal songs that have won him a cult following in Europe…Marcotulli and trumpeter Enrico Rava bring a wistful touch to the disarming ballad “Nient’altro che fiori” while Testa’s seductive growl and Enzo Pietropaoli’s sassy double bass reveal the roguish undercurrents in “Dentro al cinema”. Altre latitudini’s top-notch session musicians also include Piero Ponzo and Gabriele Mirabassi (both on clarinet) and David Lewis (trumpet), with Fausto Mesolella’s electric guitar adding a luscious wash of wah-wahs and a bluesy twang to Testa’s customary acoustic arrangiaments (“Tuareg”, ”Voce da combattimento”). Still, there’s something about the simplicity of guitar and melodica (as on “Potrai”) that best shows off the earthy warmth of this extraordinary artist, whose smoky tones and beautifully crafted melodies always find their way straight to the heart.”
[M. L. Rosenberg, Time out (USA), 15-22 January 2004]

…Plus que jamais sa poésie est épistolaire et épicurienne. Célébrant les joies simples de la dolce vita, le matérialisme tapageur en moins. Comme si ce rappel à l’ordre, au vrai sens de la vie devait nous provenir d’Italie, là où tout a commencé
[Journal de Montréal – 6 dicembre 2003]

Il nuovo cd lo consacra tra i grandi della canzone d’autore. Voce avvolgente, come quella di un «Cyrano nascosto nel giardino che insegna al maschile smemorato come bussare a un bacio di ragazza», scrive il poeta Erri De Luca, e compagni di viaggio con cui condivide da tempo le sue musiche tra il jazz e il pop arrangiate da Piero Ponzo, con camei di Enrico Rava, Rita Marcotulli, Gabriele Mirabassi, Mario Brunello.
[L.Cabasès, L’Unità, 23 novembre 2003]

Quattordici le composizioni vestite di jazz di Altre latitudini e quattordici i musicisti coinvolti, ma il trio che accompagnava Testa dal vivo non solo non fa rimpiangere l’organico allargato, ma porta nuova linfa alla manciata di composizioni selezionate dagli album passati, a cominciare dalle tensioni dinamiche di Polvere di gesso…Se Ponzo conferma la sapienza, ma anche il gusto per l’inventiva…è uno spettacolo in sé l’intesa a prima vista fra Garcia (innovativo nell’uso di cajon, djembe e megafono) e Pietropaoli, maestro nel suono robusto del contrabbasso, sobrio e indispensabile con lo strumento elettrico…Testa ha tutti i motivi per essere soddisfatto del risultato finale
[A. Surian, Il Manifesto, 14 novembre 2003]

Il chante, avec toute l’humilité qui le caractérise, les coquillages, les Touaregs et les lucioles du mois d’août. L’univers suave de l’Italien à moustaches – chef de gare de son métier – exhale les souvenir d’enfants, odorants et colorés. Ses mélodies, bercées par les sonorités italiennes et une jolie nostalgie, donnent à ce cinquième album Altre Latitudini (Harmonia Mundi), la douceur d’un songe moelleux dans lequel le public glisse avec bonheur.
[Le Figaro Etudiant, 10 novembre 2003]

Sabato sera non c’era un posto libero in sala e i biglietti erano già esauriti da diversi giorni. Segno di un gradimento costante per un cantautore che può contare un pubblico affezionato e attentissimo. Così è stato l’altra sera, in un’atmosfera di vellutata intimità, favorita dai racconti sussurrati dalla voce sapientemente arrochita di Testa. Attratti dall’andare ondeggiante delle canzoni, gli spettatori hanno seguito un concerto elegante, poetico, coinvolgente.
[E. Quattrini, Gazzetta del lunedì, 10 novembre 2003]

L’amour et le non - amour. « Les thèmes de ses chansons sont d’un classique intemporel». Mais ne comptez pas sur Gianmaria Testa pour “pousser la chansonnette” ou plutôt la canzonetta. Le chanteur italien appartient à l’école des Leonard Cohen, Ben Harper ou encore Georges Brassens et Bob Dylan, les tenants de «l’autre chanson».
Mélancolique (parfois), poétique (toujours), Gianmaria tient avant tout à son espace de liberté. Il ne veut pas considérer la chanson comme un métier. Il a
«fait» l’Olympia il y a maintenant six ans, deux fois le New Morning, et il tourne en Allemagne, en Suisse, en Belgique, au Québec. Et bien sûr dans «ses» deux pays, l’Italie et son pays d’adoption, la France, qui l’a lancé en 1995 dans le grand ciel de la carrière avec Montgolfières.
Gianmaria peut composer à son rythme chansons, paroles et musiques. Des textes très courts, quasi lapidaires, pour une petite musique tendre et amère.
[J.-L. Lemarchand, La Tribune, 10 novembre 2003]


Gianmaria Testa est un chanteur italien atypique. Il a inventé une chanson transalpine qui emprunte beaucoup à son homologue française, tout en restant profondément italienne, proche de la tradition des grands chanteurs d’antan. C’est la France qui a fait connaître Testa à l’Italie…Il sort son cinquième album, Altre Latitudini, des ballades acoustiques, des histoires d’amour douces – amères, des petits poèmes sur le temps qui passe.
[B.D., Libération, 10 novembre 2003]

Ici, on lui trouve évidemment tous les charmes d’une Italie mélancolique - volets entrouverts sur une rue ombreuse, pavés usés par le temps, marbre fourbu, crépi écaillé,sourires doux-amers,éclats de voix lointains suspendus dans l’air
Depuis deux ans, son étoile monte dans le ciel italien et il chant maintenant plus dans son pays qu’en France. A partir de lundi au Café de la Danse, à Paris, il vient donner une série de concerts de ce côté-ci des Alpes pour accompagner la sortie de son cinquième album, Altre Latitudini.
[B. Dicale, Le Figaro, 9 novembre 2003]

L’analogia è banale, visto che siamo nel cuore delle Langhe. Eppure efficace. Osservando il pubblico accorso al Teatro Sociale per lo spettacolo in cui Gianmaria Testa presenta il disco Altre latitudini, alla domanda«che bisogni soddisfano le sue canzoni?», uno si risponde «gli stessi che fanno la fortuna dei ristoranti di cucina tradizionale». Niente fast food, né nouvelle cuisine. Le cose di una volta: vecchi sapori e ricette semplici. Dobbiamo chiamarla slow music? Potrebbe funzionare.
[A.Campo, Diario, 7 novembre 2003]

A otto anni dal suo primo disco, Montgolfières, e a tre dall’ultimo, Il valzer di un giorno, quest’ultimo Altre latitudini, pur ricercando sempre la purezza dei suoni e le atmosfere acustiche, allarga notevolmente gli orizzonti sonori, includendo perfino le chitarre elettriche. Le «latitudini» a cui il titolo allude non sono quelle geografiche, ma quelle del cuore e le 14 canzoni che vanno a comporre questo album sono quasi tutte canzoni d’amore, d’amore trovato o perso, alcune più ironiche…altre più melanconiche…,altre ancora, a dispetto delle parole che usa, più solari e orientate alla speranza…:tutte ugualmente poetiche e rarefatte.
[La Repubblica, 6 novembre 2003]

Con Altre Latitudini, il suo nuovo album, Gianmaria Testa ha confezionato forse il suo miglior disco. E' un lavoro particolarmente curato, dove nulla stona e nulla è fuori posto, vissuto su un suono pieno e un pugno di canzoni intime.
[E. Deregibus, Kataweb Musica ,4 novembre 2003]

Gianmaria Testa, la romance de l'autre Italie. Gianmaria Testa, auteur, compositeur et interprète italien, a bati son histoire artistique "en faisant le chef de gare", dans la plus pure tradition des cantautori italiens. Ce Piémontais, rebelle au suivisme, promène une moustache anarchique, des lunettes cerclées de fer façon Fernando Pessoa, des costumes élimés, et tient à portée de main un paquet de cigarettes brunes et une guitare de bois.
Qu'est-ce qu'un disque? La photo d'un moment avec des lumières qui changent, mais comme il dit "l'honnêteté, c'est dire ce à quoi l'on croit. Dans un parcours individuel, on peut sortir une chanson, la regarder, la montrer, simplement."
[V.Mortaigne, Le Monde, France ,1- 2 novembre 2003]

Coup de coeur total. C'est Gianmaria Testa, tel qu'on l'aime, chef de gare capable de suspendre le temps sur une goutte de pluie, poète au Je et à toi avec l'amour, chansonnier des petites choses simples. Quel beau recueil de chansons il a fait là. On déguste Altre Latitudini avec autant de bonheur que ses précédents bouquets....., cette symbiose entre musique et poésie, son grain de voix si intelligement moulé au propos.
[G.Bourgault-Coté, Le Soleil, Quebec , 1 novembre 2003]

E' incredibile che nell'era in cui la comunicazione musicale e mediatica si fa sempre più sofisticata esista ancora qualcuno in grado di trasmettere solo con i versi, la voce e la chitarra emozioni complesse. E' quel che succede in questo "Altre Latitudini"....
[M.Luzzato Fegiz, Corriere della Sera, 29 ottobre 2003]

È un linguaggio quasi cinematografico il suo, in particolare da cinema francese…la sua storia artistica ha coinvolto persone che raramente porgono la loro opera a un semplice “cantautore”: un termine che tra l’altro lo stesso disconosce nella sua formulazione classica, e che appare superato da tempo...È arrivato al suo quinto album senza urlare, ma penetrando un pubblico che ora, anche in Italia, si è fatto attento. Fra i suoi versi, terra, tramonto e ciò che è concreto trovano una collocazione lirica che non li rende puri scenari funzionali: la retorica è bandita perché le parole sono in sottrazione, mirano a non debordare e a descrivere piuttosto che a infiocchettare
[G. Este – J.Barozzi, Il Mucchio, ottobre - novembre]

A tre anni da "Il Valzer di un giorno", Gianmaria Testa torna a calcare le scene col suo quinto album: Altre Latitudini. I suoni acustici cui ha abituato il pubblico vengono qui impreziositi da quelli elettrici delle chitarre di Fausto Mesolella degli Avion Travel (pure autore della struggente 'Na Stella), dal mood mediterraneo di Tuareg e da un manipolo di collaboratori quali Enrico Rava, Rita Marcotulli, Pier Mario Giovannone (con cui ha scritto a quattro mani Sei la conchiglia), David Lewis, e con la prefazione di Erri De Luca.
[L. Marchiò, La Repubblica , 26 ottobre 2003]

Si riaccendono i riflettori su Gianmaria Testa: il cantautore cuneese porta il suo ultimo cd al Sociale di Alba, scegliendo un ambiente a lui famigliare; mentre Oltralpe, dove già poteva contare su un compatto sostegno di pubblico e critica, le sue quotazioni continuano a salire: l'influente periodico Télérama ha assegnato all'album il massimo dei voti...; Introdotto da uno scritto di Erri De Luca e animato da uno stuolo di ospiti autorevoli, Altre Latitudini è l'opera più ambiziosa concepita fin qui da Testa.
[A.Campo, La Repubblica, 26 ottobre 2003]

…La canzone d’autore è stata e resta una delle poche espressioni originali e vive della nostra musica contemporanea: e non mancano, ad ogni stagione, conferme e importanti novità, come testimonia – citazione d’attualità – il nuovo album di Gianmaria Testa, che s’intitola “Altre latitudini”: un disco molto maturo e gradevole, dove il valore aggiunto di musicisti d’eccezione - primus inter pares Enrico Rava – conferma l’evoluzione del lavoro cantautorale verso una dimensione in cui il suono, quasi sempre di estrazione jazzistica, va assumendo un’importanza crescente.
[G.Ferraris, La Stampa , 25 ottobre 2003]

On plonge dans certaines oeuvres, livresques, musicales, picturales comme on plonge dans certaines amours et certaines marées: tout entier. Le sens, l'intelligence, la connivence, tout est convié à ces rares rendez-vous... Le nouveau Testa appartient à ces "atres latitudes". Après le minimalisme acoustique de sa Valse d'un jour, il y a deux ans, l'italien y revient à ces amours de cordes, et de cuivres, d'échos latinos, de tempos jazz, de ballades élégantes. Les instrumentistes qui l'entourent déploient sans ostentation une musicalité étincelante. Sa voix s'y love pour chouchoter amour et ailleurs, partage et pluie,fleurs d'hiver et lucioles d'été....
[Anne-Marie Paquotte,Télérama - 22 ottobre 2003]

Gianmaria Testa come l'ultimo dei cantautori...,anzi degli chansonnier; Testa è un geografo del cuore, un cartografo delle emozioni e delle passioni narrate con nostalgia e ironia, con piglio post-contiano. Di lui dice meraviglie nello scritto introduttivo del cd Erri De Luca ("Le tue canzoni servono a un ragazzo per improvvisarsi uomo, servono a un uomo per tornare ragazzo"), mentre Fausto Mesolella degli Avion Travel lo mette alla prova affidandogli il dialetto napoletano di "'Na stella": promosso a pieni voti.
[F.V., Il Mattino , 20 ottobre 2003]

Quattordici canzoni scritte in trent'anni: tango bossanova, jazz, e tanta poesia: il mondo del geniale capostazione che si racconta accompagnato da celebri amici; canzoni d'amore e disamore verticale, dalla terra alla luna, fra chanson e song, canzone e etno-jazz. Antico e moderno, questo lavoro è il terzo sguardo di un ragazzo adulto sui dettagli dei sentimenti quotidiani.
[M.Mangiarotti, Il Giorno ,18 ottobre 2003]

Testa, in questi anni, è andato per la sua strada, scrivendo buone canzoni e scegliendo ottime frequentazioni musicali. E contesti sempre stimolanti: dallo spettacolo teatrale Guarda che Luna, fino al recital presentato a Mantova, circa un mese fa, al Festivaletteratura. Lavorando così, senza l'assillo di comparire in tivù e senza l'obbligo di vendere ad ogni costo. Testa si ritrova nella felice condizione di essere l'unico cantautore italiano nuovo, con una credibilità, un pubblico e la forza creativa necessaria per firmare un album perfetto: Altre Latitudini, che esce il 24 ottobre,ed è -a oggi- uno dei migliori dischi dell'anno.
[G.Ferraris, Specchio, supplemento de La Stampa, 11 ottobre 2003]

ESTRATTI STAMPA INTERNAZIONALE
DA QUESTA PARTE DEL MARE

ALCUNI ESTRATTI STAMPA CANADA

“… Gianmaria Testa sortira mardi son nouvel album, Da questa parte del mare. Les aficionados de l’artiste peuvent l’acheter les yeux fermés. C’est un bijou. Mais est-ce que Testa peut faire autrement ? »
Francis Hébert – “Voir”, 5 octobre 2006


“La voix de velours est toujours aussi délicatement éraillée. L’air est grave et le ton prête à l’intimité. Fidèle à ses habitudes, la cantautore du Nord Italien préfère le murmure et le chant chuchoté à l’électricité de la grande ville… L’auteur, lui, met en scène l’aventure forcée des nouveaux migrants… Le disque est thématique et franchement contemporain. De formidables vieux potes tels le clarinettiste Gabriel Mirabassi, l’accordéoniste Luciano Biondini et, pour quelques pièces, l’invité Bill Frisell accompagnent patiemment les déplacements, portent tristement les exodes, rockent sans trop d’emportement, chaloupent les traversées, leur donnent de l’atmosphère. Le ton est juste et lémotion bien rendue »

Yves Bernard– “Le Devoir” (Montréal), 13 octobre 2006


"… Pour chanter non pas ceux qui gagnent toujours, mais bien ceux qui ne se laissent pas abattre par les défaites, pour chanter le déracinement, Gianmaria Testa s’est entouré de musiciens exceptionnels, sans jamais désamorcer l’effort chansonnier…Le clarinettiste Gabriele Mirabassi, le trompettiste Paolo Fresu, les guitaristes Bill Frisell et Claudio Dadone, le batteur Philippe Garcia, l’accordéoniste Luciano Biondini, les contrebassistes Enzo Pietropaoli et Greg Cohen – qui assure la direction artistique de ce projet »

Alain Brunet – “La Presse”, 14octobre 2006


“Sur la pochette la photo de ces exilés anonymes marchant baluchon à l’épaule sur une route humide… C’est à eux, ces migrants de chemins de traverse, que s’adresse Gianmaria Testa à travers son magnifique nouveau disque. Le plus jazz de sa carrière (Bill Frisell, Fresu et Mirabassi), le plus abouti aussi. Da questa parte del mare c’est le grand thème de l’exode, de l’exil, du déracinement et des migrations modernes. On trouve beaucoup de tristesse et de destins échorchésdans ce textes si bellement ciselés qui parlent des semeur de blés au pas lents, des régards muets, de l’odeur des soutes et des papiers qu’on n’a pas. Testa, le poète des lumières douces, se montre géant et délicatement touchant dans cette pérégrination poétique et musicale. Pout tout amateur de chanson sensible, une route obligée»

Guillaume Bourgault- Côté – “Le Soleil”, 21 octobre 2006


“… Dans Da questa parte del mare (De cette partie de la mer), Gianmaria nous ch’ante merveilleusement une immense nostalgie, de touchantes complaintes, la ristesse des départs et de l’absence, les promesses brisées des terres promises… L’italien, comme le français, est langue multisyllabique et donc difficile à mettre en chanson, mais le chef de gare y arrive subliemnt, secondé par des musiciens hors pair, sutout le clarinettiste Gabriele Mirabssi. Blues, valse, flamenco, sérenade, tango : avec Gianmaria Testa la table est mise pour un fameux festin. D’autant plus que le chanteur a pris la peine d’inclure la traduction française de ses textes… »

Steve Bergeron – “La Tribune” (Scherbrooke), 21 octobre 2006


“La musique berce doucement comme la vague qui portera l’émigré jusqu’è des nouvelles terres. Tout est en arrière. Seule reste l’intimité. Et de formidables vieux complices comme le clarinnetiste Gabriele Mirabassi et l’accordéoniste Luciano Biondini ou, pour l’instant de quelques pièces, l’invité Bill Frisell. Mais la musique n’enterre pas les sentiments profonds de ceux qui sont partis pour ne plus revenir. Les textes lucides transmis par la voix subtilement rocailleuse de Testa débordent d’humanité. Un disque qui nous plonge dans l’univers des migrations forcées»

Y.B. – “Ici Montréal”, octobre 2006


“Encore un très beau disque, empreint de nostalgie, de déchirements refoulés, d’humeur bourrue, les poings serrés. Exprimé dans une langue lyrique, soutenue dans un tourbillon de notes, entre jazz piémontais et grunge rock, gracieuseté de Bill Frisell et Greg Cohen. On ne peut retenir son enthousiasme (Rrock) ou son admiration pour l’audace et l’évolution d’un genre, surtout régional jusqu’ici. C’est à Testa qu’on le doit et le meilleur reste sûrement à venir»

“Journal de Montréal” – octobre 2006

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ALCUNI ESTRATTI STAMPA FRANCIA


“Avec ce sixième album, le Piémontais gravit un échelon supplémentaire dans l’ordre des langages universels. A bonne distance des sources qui l’ont vu naitre (chanson italienne, folk, traditions latines), sa musique est devenue ce fleuve souverain, auquel des instrumentistes de renom (Bill Frisell, Greg Cohen, Paolo Fresu) apportent aujourd’hui un surcroit de limpidité. Elle irrigue ici une réflexion teintée de gravité et de rage sur les acteurs malheureux et méprisés des « migrations modernes ». Da questa parte del mare est une œuvre d’une folle humanité, où chaque relief instrumental, chaque inflexion vocale, chaque nuance poétique est un antidote à la froideur d’un temps qui a effacé l’hospitalité et la générosité de son code d’honneur »

Richard Robert – “Vibrations”, octobre 2006


« …Da questa parte del mare, son sixième album, aborde pour la première fois une thématique qu’on dira ‘politique’. Après avoir chanté l’amour, la richesse des pauvres, Gianmaria Testa évoque, en onze stations reliées entre elles par un fil rouge, la souffrance liée aux migrations modernes, au déracinement… Pas de dénonciation véhémente, de propos démagogiques ou de chant de consolation et de larmes dans Da questa parte del mare. Gianmaria Testa évoque le courage, la dignité, la rage parfois, avec ses mots propres… »

Pierre-Jean Crittin – “Vibrations”, octobre 2006


« … Les chansons peuplant cet album, pleines de désespérance, sont autant ‘d’avis émotifs’ sur ces humains en errance, avec une part d’autocritique. Les textes en italiens sont traduits en français sur le livret… Le disque a une tonalité nord-américaine. Même si l’italien ne délaisse pas les mélodies de son Piémont natal, l’une des deux grandes influences dans sa musique, avec accordéon ou clarinette, il privilégie ici sa seconde source d’inspiration : la musique populaire américaine. Gianmaria Testa a confié la production artistique de l’album à Greg Cohen, invité Bill Frisell qui pose son empreinte de guitariste lunaire country-jazz sur plusieurs chansons…. »

“AFP”, 11 octobre 2006


… Sa musique, ses chanso1ns ne ressemblent qu’à lui. Ce sont des poèmes modestes, qui regardent la vie, surtout ce qui se caches dans ses plis. Grand lecteur, Gianmaria Testa est devenu l’ami d’Erri De Luca… Les « invincibles » de notre temps, les migrants qui échouent sur nos rives jour après jour en quête d’un peu de pain et de liberté, sont les uniques héros de Da questa parte del mare, son nouveau disque, qui aurai pu aussi bien s’appeler ‘Est-ce qu’ainsi que les hommes vivent ?’ ».
B.L. – “Le Nouvel observateur”, 12 octobre 2006


Gianmaria Testa a mis presque 15 ans à faire éclore l’œuvre née de ce choc. Entre-temps il est devenu chanteur, un curieux chanteur italien faisant d’abord carrière en France, avec des disques dont la mélancolie s’ouvre ça et là sur de lumineux traits de bonheur. Depuis, il s’est constitué un public fidèle, charmé par ses chansons autant que par son personnage inclassable, fils de fermier piémontais, enregistrant son premier à 36 ans et retournant entre les tournées à son métier de chef de gare. Tout ce temps là, il a continué à penser à ces deux Africains échoués sur sa plage du sud de l’Italie…. Il raconte l’adieu à la terre natale, les peurs du voyage, l’angoisse du clandestin ou les espoirs perdus, avec sa guitare et son orchestration habituelle –accordéon, contrebasse, batterie- et aussi des interventions sensibles et pertinentes de grands noms du jazz d’aujourd’hui, comme le trompettiste Paolo Fresu ou le guitariste Bill Frisell… »

Bertrand Dicale – “Le Figaro”, 17 octobre 2006


« …Onze variations sur le thème des ‘migrations modernes’, où le Piémontais, plutôt que de prendre la posture avantageuse d’un protest singer, préfère jeter un regard aussi aigu que poétique sur une situation qu’il juge « insoluble »… Comme toujours chez lui, le propos est clair sans être banal. Son gout pour l’épure et sa rigueur de pensée s’expriment une fois de plus dans un disque qui, au lieu d’adopter une coloration world de bon aloi, s’abreuve aux deux sources qui irriguent depuis toujours son écriture : la tradition piémontaise et la musique américaine, représenté ici par les présences lumineuses du contrebassiste Greg Cohen et du guitariste Bill Frisell… »

Richard Robert – “Les Inrockuptibles”, 17 octobre 2006


Il chante d’une voix chaude et rocailleuse, l’amour, la tendresse, la dérision, mais aussi les injustices et les malheurs de notre époque. Sa musique très particulière n’est ni jazz ni blues ni latino, c’est la sienne ! Sa complicité avec les quatre musiciens talentueux qui l’accompagnent est perceptible. Un geste, un regard pour coordonner l’ensemble. C’est très inhabituel, cela surprend, mais c’est très agréable. La musique colle parfaitement aux paroles et à cette voix si riche et persuasive.
La plupart des textes de ses chansons sont dédiés à la migration moderne… Entre chaque chanson, il expose en quelques phrases ses sentiments, ses réflexions, ses révoltes… Rien ne manque pour créer cette intimité entre l’assistance et le chanteur… Il a toujours le ton juste, quand il clame sa révolte, sa tendresse ou son amour des autres… C’est vraiment un beau tour de chant plein de talent, de charme et de sensibilité que Gianmaria Testa propose au public ».

R. C-T – “La Presse de la Manche”, 17 octobre 2006


… Gianmaria Testa, qui présente ce soir et demain à l’Européen son sixième album –Da questa parte del mare- est un chanteur immense qui cherche de se faire petit… presque terrorisé par la vie d’artiste, se demande toujours s’il va lâcher un jour son métier de chef de gare… Tela di ragno, l’un de ses derniers titres, produit par Greg Cohen, accoucheur de Tom Waits et Elvis Costello, s’inscrit dans la meilleure poésie contemporaine, à la manière d’un Brassens. Mais ne dites pas à Gianmaria Testa qu’il a sa place à la table de ces maitres. Lui, veut juste que ses trains arrivent à l’heures lorsqu’il monte sur scène, pendant ses congés ».

Yves Jaeglé – “Le Parisien”, 20 octobre 2006


« D’abord c’est une voix douce, qui ne cherche pas à dissimuler. Elle est à l’image de Gianmaria Testa. Douce, mais convaincue. Elle dit une vérité…Puis il a abordé les sujets politiques et la voix devient un peu plus rauque. Le sixième album de l’artiste italien, Da questa parte del mare, s’inscrit dans cette logique. Il parle d’actualité et exprime une vérité : les migrations modernes ne sont pas si joyeuses que certains voudraient le faire croire, en France comme en Italie…»

Fabien Perrier – “L’Humanité”, 20 octobre 2006


Voilà un des albums importants de cette rentrée au demeurant chargée. L’italien Gianmaria Testa… nous a habitués à un travail d’orfèvre dans un registre où les mots ont un sens. Ce sixième album suit un fil rouge : l’histoire des migrations et les souffrances liées au déracinement. Conçu comme un roman du contemporain, l’album est marqué notamment par l’indignation qu’à provoquée chez Testa la façon dont les immigrés clandestins étaient traités. La couleur d’ensemble est plutôt sombre et les mots évocateurs. La direction musicale est assurée par Greg Cohen, aux accents du jazz qu’affectionne le chanteur. Une réalisation très soignée qui mérite tous les honneurs ».
Robert Migliorini – “La Croix”, 21 octobre 2006


… Une musique acoustique d’une qualité extrême, que le temps ne semble pas pouvoir marquer et où il chante la vie, l’amour, avec une poésie sensible et une délicatesse inouïe. Comme s’il était prudent avec le sens des mots et avec les mélodies, qu’il manie avec précaution… Lui chemine sur la route de la très grande chanson italienne, avec un album, Da questa parte del mare, paru chez Harmonia Mundi… »

François Delétraz – “Le Figaro Magazine”, 21 octobre 2006


« … Gianmaria Testa livre un album plus sombre que les précédents et s’en explique, sur scène, entre chaque chanson. Sans pose ni rébellion affectée.
Le petit homme de Cuneo, ville du Piémont, emporte le cœur du public par sa simplicité, sa voix éraillée réchauffe, envoûte, émeut. Même quand il fredonne (notamment sur Forse qualcuno domani), c’est magnifique. Soutenu par des percussions délicates et la clarinette sublime de Gabriele Mirabassi, soliste réputé, qui tantôt l’emmène au bord de l’abime, tantôt enfle jusqu’à l’ivresse, il ferme les yeux. Peut-être pour ne pas voir que le public l’applaudit, l’aime. Vrai modeste, Gianmaria Testa se défend d’être une star. La musique est simplement sa « manière à lui de dire l’indicible »…  »

Sophie Conrard – “La Croix ”, 23 octobre 2006


… Le thème était complexe, casse-gueule même pour un chanteur amateur de mélodies douces. Gianmaria Testa l’aborde avec ce qu’il maitrise le mieux : la poésie et les sonorités rassurantes de la langue italienne… Plus rock, moins suave que ses prédécesseurs, Da questa parte del mare est le meilleur album de Gianmaria Testa. Sur scène, avec ses quatre musiciens, le chanteur dégage une énergie que l’on ne lui connaissait pas. Sans perdre une miette de sa gracieuse science de la mélodie. Perpétuel inclassable, Gianmaria Testa, sans fausse modestie, ne se considère pas comme un artiste… Et garde depuis toujours son emploi de chef de gare à Cuneo, dans le Piémont… »

Benjamin Chapon – “20 minutes”, 23 octobre 2006


Des chansons douces, presque mélancoliques, bercées par la voix chaleureuse et envoutante de Gianmaria Testa. Da questa parte del mare raconte ces gens d’Italie et d’ailleurs qui s’en vont sur les routes du monde, l’espoir accroché à leur pas »

“Télérama”, 25 octobre 2006


La voix est chaude, grave, par moment, un peu rocailleuse. Surtout quand il élève le ton. C’est d’ailleurs peu fréquent. Gianmaria Testa chante sa révolte en douceur. Lundi soir à la Salle Scalbert du Collège privé, il a fait un triomphe…. Des chansons écrites en italien. Ce qui importe peu. L’artiste explique au préalable en français ce qu’il va raconter… Dur le regard que jette sur le monde un Gianmaria Testa épris d’humanité. Et qui semble vouloir croire encore que rien n’est perdu. Alors un peu d’humour ici ou là achève de conquérir le public. Comme lundi soir»

Philippe Leroux – “La voix du nord”, 25 octobre 2006


Un chanteur italien comme on les aime : la voix rauque, séduisante, aux tonalités chaudes. Testa a définitivement conquis son public nordiste lundi soir…On alterne entre les larmes, submergé par l’émotion des chansons et le sourire, décroché par le charme, l’humour des interventions, ou le rythme du saxophone. Le chanteur italien s’est d’abord révélé en France avant de connaitre le succès dans son pays natal : un bon point pour le public français ! »

Bérangère Barret – “Nord Eclair”, 26 octobre 2006


« …S’intéressant ici aux migrations modernes (thème actuel s’il en est) ; Testa nous livre un album-concept d’une grande tenue, qui le voit accompagné de ses habituels collaborateurs (Gabriele Mirabassi, Philippi Garcia, Enzo Pietropoali) avec en invités de luxe Paolo Fresu et Bill Frisell. Une très belle évocation musicale et textuelle, comme toujours avec cet italien très attachant».

H.G. – “Start Up”, octobre 2006


« Gianmaria Testa signe avec Da questa parte del mare son projet discographique le plus ambitieux à ce jour. Cet album-concept, entièrement dédié aux thèmes des migrations modernes, parait marquer un tournant dans son parcours artistique… Pour l’accompagner dans ce voyage, Testa a placé son projet sous la direction artistique de Greg Cohen et invité le grand guitariste de jazz Bill Frisell, prodigieux inventeur de paysages. Mais que les fans du moustachu à la voix chaude se rassurent, Testa reste fidèle à lui-même. A son sens intact de la miniature, à ses belles mélodies, à ses mots qui tombent juste, à cet art jamais pris en défaut de la chanson… à la manière des deux grands modèle de sa jeunesse Brassens ou Leonard Cohen… Testa marche dignement dans leurs traces. Un géant discret de la chanson sans frontière.»

J-L Caradec – “La Terrasse”, octobre 2006


« Gianmaria Testa est un chanteur au destin heureux. Arrivé dans la profession à 37 ans, il enchaîne depuis les disques et les tournées, ravissant le public “d'Italie et de Navarre” … Musicalement, Gianmaria Testa se situe à la croisée de la chanson, du jazz, du blues, du rock, parfois. On voyage, aussi: tango, bossa, habanera ponctuent un concert aux influences pléthoriques. Le quatuor qui l'accompagne est largement à la hauteur. Par ailleurs, malgré tous les honneurs reçus par Gianmaria depuis quelque temps, le personnage demeure accessible, charismatique, drôle, bonhomme, attachant. Il explicite ses textes entre les chansons dans un français parfait. Il communique avec son public. On tombe sous le charme de cet Italien séducteur et facétieux. Mais cette légèreté ne dissimule pas un propos parfois militant, souvent grave, mais poétique, toujours. Son dernier CD Da questa parte del mare représente parfaitement cet aspect dénonciateur, conscient des réalités et rebelle des paroles de Testa. Proche d’un album concept, totalement dédié au thème des “migrations modernes” - volontaires ou involontaires, cet opus est plus mélancolique, grave, que ses précédents disques. Mais l’espoir, la poésie restent prégnants dans ces brûlots enflammés. Sur disque ou en concert, l’artiste est à découvrir, en tout cas »
Rémy Pellissier – “www. evene.fr”, octobre 2006


…S’intéressant ici aux migrations modernes (thème actuel s’il en est) ; Testa nous livre un album-concept d’une grande tenue, qui le voit accompagné de ses habituels collaborateurs (Gabriele Mirabassi, Philippi Garcia, Enzo Pietropoali) avec en invités de luxe Paolo Fresu et Bill Frisell. Une très belle évocation musicale et textuelle, comme toujours avec cet italien très attachant».

H.G. – “Start Up”, octobre 2006


« … De sa voix grave, un peu éraillée, il chante le déracinement, l’absolue nécessité de s’adapter au plus vite à des cultures qui sont étrangères ò l’originale, l’hostilité rencontrée sur la nouvelle terre d’accueil, la précarité, la souffrance… Si Testa peut aisément tenir la scène accompagné de sa seule guitare, force est de constater qu’en mélomane averti, il sait s’entourer de musiciens qui sortent de l’accompagnement basique. Ces derniers magnifient les textes en tissant une trame subtile autour du chanteur piémontais. Outre les fidèles compagnons de route, on jouit de la présence d’un clarinettiste d’une folle musicalité, Gabriele Mirabassi, du trompettiste Paolo Fresu, au jeu plein de retenue, et du guitariste américain Bill Frisell, qui apporte tant de spatialité à tous les projets auxquels il collabore. Ce disque pourrait devenir un classique de la chanson italien ».

Pierre Cury – “Mondomix”, novembre-décembre 2006


« Non seulement le disque est admirable pour les choix musicaux et vocaux de Gianmaria Testa, mais aussi et plus vivement encore par le sujet traité : l’immigration, la clandestinité et l’exil. Actualité douloureuse qu’il exprime avec une infinie sensibilité dans la voix et les mots. Sa poésie évocatrice s’approprie à merveille à ce chant du monde pris dans les affres du déracinement. Pur, simple et digne »

“L’Aisne”, 14 novembre 2006


« Soyons clairs : Gianmaria Testa a livré un bon concert, plein d’humanité et de désespérance… Gianmaria Testa entame son concert par la lecture d’un poème d’Erri De Luca, Valeurs, aux vers légers et à la chute brutale. Testa n’est pas quelqu’un de drôle, ce n’est pas Benigni, si on devait le rapprocher d’un membre de la grande famille italienne du cinéma, il faudrait plutôt chercher du côté de Moretti : le visage impassible, le poil avenant, l’élocution parfaite de ceux qui sont conscients de dire des choses importantes et qui souhaitent les faire entendre. Du coup, le public n’a qu’à bien se tenir, et s’il émet le souhait de rythmer une chanson par quelques claquements de mains timides, le chanteur les coupe volontiers dans leur élan en grognant : "Non non non, déjà qu’on [le groupe et lui-même] a du mal à suivre le rythme..." Le rappel sera encore l’occasion d’une assignation au silence : au retour de Gianmaria Testa sur scène, le public lance des titres de chansons désirées et de sa voix cassée, le chanteur déclare : "On va arrêter ça, je ne suis pas un juke box." Puis, il se lance dans une version italienne du Gorille de Georges Brassens. Une reprise révélatrice. Le malaise de Gianmaria face à son public rappelle celui du grand Georges en pareille situation. Le regard dans les souliers, la volonté de se faire oublier derrière la musique et les mots. Avant chaque chanson, Testa explique au public dans un français impeccable, le thème de ses textes : les migrations, le traumatisme du déracinement, l’accueil hostile des immigrés par ses compatriotes, l’amnésie des Italiens en tant qu’anciens migrants. Face à des sujets aussi lourds, il reste peu de place pour la farce. Malgré tout, il essaie, et échange quelques plaisanteries avec son guitariste, ou le temps d’une anecdote, mais on le devine, sa présence a un autre but… »

Cédric Vigneault – “www.avoir-alire.com”, 21 novembre 2006


« Le dernier album de Gianmaria Testa, Da questa parte del mare, vient de sortir, ça faisait trois ans qu’on attendait notre chef de gare piémontais préféré ! Notre patience est récompensée. Onze chansons dédiées à un seul thème, ‘les migrations modernes’. Réfléxion poétique, ouverte et sans démagogie… Courez l’applaudir sur scène, puisqu’il est en tournée… »

“Charlie Hebdo”, 29 novembre 2006


« … Pour son sixième opus, le chanteur transalpin à l’inimitable voix grave, emprunte la voie du concept album… Ses onze compositions s’articulent ainsi autour des thèmes de l’exil, du déracinement vers des terres pas forcément accueillantes… Soit des chansons autour de ces ‘migrations modernes’ qui mettent en scène des hommes et des femmes en quête d’ailleurs. Sur ces textes souvent poétiques, la musique se fait souvent délicate et sensible grâce à des musiciens aussi subtils que Bill Frisell à la guitare ou Paolo Fresu à la trompette ».

«La Gazette », 7 décembre 2006


« Chanter les migrations est chose rare. Dans son sixième album, Da questa parte del mare, l’italien Gianmaria Testa relève ce défi sans démagogie. En onze chansons, il s’empare de ce thème avec finesse et sensibilité et exprime un ‘point de vue émotif’ sur ce phénomène dramatiquement d’actualité…Ce nouvel opus paraît plus sombre que les précédents… Recueil plus noir par le propos, mais tout aussi poétique et mélodieux. Propice à la réflexion, même…».

Fabien Perrier - « TGV Mag » - décembre 2006


« …Construit comme un roman, sur le thème des migrations modernes, les 11 titres décrivent le départ (Seminatori di grano), la traversée (Una barca scura), le débarquement (Tela di ragno), puis les affres par lesquelles passent les migrants… Les arrangements et les mélodies de Gianmaria Testa sont comme toujours très travaillés, mettant en relief les mots choisis de leur auteur. Da questa parte del mare, est un album plein d’humanité, en sélection FIP…».

Site Radio France – la Sélection FIP


« … Voyage, réflexion sur les migrations et évasion à l’italienne en un seul CD : est-ce possible ? Oui ! C’est Gianmaria Testa qui l’offre avec Da questa parte del mare. Un pur instant de poésie où l’émotion est garantie».

« L’Humanité » - Pages Noel, 14 décembre 2006


« A défaut de comprendre la poésie italienne qui parsème ce concept-album autour des migrations et des départs, on voyage sans souci par le seul bercement des ambiances que le chef de gare Piémontais a l’art de tracer avec sa guitare en bandoulière. Escorté de fins instrumentistes comme Paolo Fresu (trompette), Bill Frisell (guitare électrique) Pipon Garcia (drums et percus), mais encore violoncelle, accordéon, clarinette et petits oiseaux, l’attachant troubadour cisèle en artisan orfèvre un pur bijou de mélancolie, comme ce Ritals à l’émotion renversante».

« Les petites affiches de la Loire » - 18 décembre 2006


« Une longue année loin de la gare de Cuneo, dans le Piémont, un mélange de temps partiel et de congé paternité, plus de 150 dates de concerts à travers le monde… Et toujours le même étonnement face à ce qu’il refuse toujours de considérer comme un succès… Pourtant le public est au rendez-vous. Comme d’habitude, pour celui qui collectionne les louanges maximales de critiques du « Monde de la Musique », de « Télérama »…Déjà 42 dates. Cette tournée, Gianmaria Testa se l’offre pour la sortie de son album Da questa parte del mare. Un album ‘concept’ autour d’un seul thème, celui des migrations modernes…»»
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Pascal Grassart - « La vie du rail » - 17 janvier 2007

 

ESTRATTI STAMPA INTERNAZIONALE
EXTRA-MUROS (riedizione Le Chant du Monde 2005)

“Tel Brassens, l’italien Gianmaria Testa fit son entrée avec des chansons mures, parfaites, dès son premier album. Pour s’en convaincre, il suffit de réécouter Extra-Muros, son second opus … qui vient d’etre réédité sous un nouvel emballage cartonné…
On y voit une mer changeante grise, noire, blanche qui se perd à l’infini. Ces chansons ne sont pas autrement, elles expriment une palette variée de sentiments amoureux et voyageurs, tout en douceur, dans un murmure jazzy. Testa chante, sur le ton de la confidence, les rues sous la pluie, les secrets d’alcove. On s’émerveille devant la guitare enchanteresse de Leonardo Sanchez et devant la beauté des créations signées Testa, marque indélébile, atemporelle.
Francis Hébert – “Voir (Hebdo Culturel)” – 10 novembre 2005

Extra-Muros est un album aux arrangements sonptueux, à la conversation enjouée entre la contrebasse, la guitare et la voix de Testa, enjolivée ici et là de bandonéon, de cordes, de cuivres. Toujours en équilibre entre rock, tango et chanson, suspendu entre l’attente et la nostalgie, Testa fait merveille avec ce CD le plus abouti et le mieux réalisé en carrière.
Jean Beauchesne – “Journal de Montréal” - novembre 2005

“…The songs are full of weathered romanticism, tango, jazz and darkened skies. Mr. Testa’s songs don’t have the burned-out piquancy of Mr. Conte’s, but the music is sturdier and more earthbound, including the thick tone of the bassist François Moutain –more suited to the jazz club of today, versus Mr Conte’s evocation of the vague past”.
Ben Ratliff - “The New York Times” - 13 novembre 2005

“A quasi 10 anni dalla sua pubblicazione…., la seconda prova di Gianmaria Testa è tornata ora in patria e in tutto il mondo, accompagnata da una nuova veste sonora e grafica… Acquarelli sonori, venati di jazz, rumori fanfaristici e silenzi… sì, proprio silenzi…
Lorenzo Donvito – “Rockerilla” – novembre 2005

“Extra-Muros è il secondo album di Gianmaria Testa registrato nel lontano 1996, un album che ora viene ristampato con tutti gli onori del caso in una pregevole de-luxe editino per la prestigiosa label Le Chant du Monde. Un album importante e lo si comprende dalla bellissima confezione cartonata che riporta nel booklet interno oltre ai testi delle canzoni anche stralci delle liriche tradotte in francese, inglese e tedesco. L’album risente di influenze jazz e alle bellissime liriche che accompagnano le canzoni fa da riscontro un ottimo tappeto sonoro che si adatta ottimamente alla visione melanconica e autunnale delle canzoni di Gianmaria Testa….
Bene, nonostante l’album sia ricco di belle canzoni –da ascoltare attentamente l’introduttiva Per accompagnarti dal perfetto arrangiamento o Via da quest’avventura- sia caratterizzato da arrangiamenti jazzati e possa contare su bellissime canzoni d’amore, il brano più bello che si stacca prepotentemente su tutti e che da solo vale l’acquisto del cd è una bellissima canzone in dialetto piemontese, scritta da Gianmaria Testa per sola chitarra e voce.”
Guido Giazzi – “Buscadero” - novembre 2005